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BIODANZA E CONCETTO DI IDENTITA’

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Che cos’è l’identità?

Su questo argomento molti studiosi si sono accaniti fin dall’antichità, già Platone si interrogava su questo tema, e, da allora, filosofi, psicologi, antropologi hanno continuato ad esprimere la loro opinione su questa questione tanto misteriosa ma al contempo tanto importante nell’esistenza di ciascun individuo. Ognuno di loro ha aggiunto particolari, pensieri, concetti che hanno permesso di ampliare e rendere sempre più preciso questo concetto. Riportando la definizione da vocabolario ritroviamo: “Il concetto d’identità, nella sociologia e nelle scienze sociali riguarda la concezione che un individuo ha di sè stesso nell’individuale e nella società. Quindi l’identità è l’insieme di caratteristiche uniche che rende l’individuo unico e inconfondibile, cioè ciò che ci rende diversi dall’altro. L’identità non è immutabile, ma si trasforma con la crescita e i cambiamenti sociali”.

Da questa definizione possiamo constatare come l’identità di ciascuno sia l’insieme di caratteristiche che rendono ogni essere umano unico, in continua trasformazione.

Nei diversi campi del sapere il concetto di identità si manifesta in maniera diversa, in filosofia l’identità è un concetto astratto per indicare sé stesso che muta nel tempo, dal punto di vista psicologico è legato al concetto di persona, della dimensione del sé, individuale, in antropologia il significato di identità assume due diversi aspetti: il concetto del sé diverso dagli altri e la dimensione sociale dove esiste il noi.

Da quando si sviluppa l’identità e perché è così importante?

Secondo Renè Spitz, medico e psichiatra che ebbe occasione di osservare i bambini dalla nascita e analizzando i loro cambiamenti, arrivò alla conclusione che l’identità inizia a costituirsi con la manifestazione dei bisogni,( il soddisfacimento o no lascia segni profondi).

Il bambino appena nato non ha coscienza di sé, si considera un prolungamento della madre, il rapporto per il primo mese è completamente simbiotico. Dal momento in cui riesce a succhiarsi il pollice del piede inizia a prendere consapevolezza di essere un essere diverso e staccato dalla madre. In questa fase l’apprendimento è esclusivamente implicito, fatto di sensazioni. Queste prime sensazioni rimangono impresse a livello inconscio ma influenzeranno la vita futura.

Abbiamo parlato di coscienza di sé, ma cosa significa?

La coscienza di sé riguarda diversi aspetti, e si sviluppa nel bambino progressivamente. Inizialmente riguarda la presa coscienza del proprio corpo (concetto di autoimmagine, che inizia dal Bambino che si riconosce allo specchio) e successivamente dalla consapevolezza di essere diversi in relazione al gruppo.

Per Jean Piaget, psicologo, filosofo e pedagogista svizzero, che si è occupato della psicologia dello sviluppo, il riconoscimento di Sé, da parte del bambino, è frutto di un lungo processo di elaborazione.

Che rapporto c’è tra biodanza e identità?

Riguardo a questo tema, biodanza crea un terreno favorevole dove l’identità di ciascuno possa esprimersi liberamente, senza giudizio.

Una sana identità è sinonimo di una buona autostima che implica l’accettazione di sé stessi e la capacità di manifestare e soddisfare, a seconda dell’età, i propri bisogni in maniera adeguata, è entrare in contatto con il proprio valore intrinseco, IO SONO (e basta) !

In questo senso Biodanza stimola, in ogni suo esercizio, la scoperta della propria modalità e aiuta a trovare strategie dove ognuno, bambino o adulto può inserirsi nel mondo con il “proprio ritmo”.

Oltre a questo, Biodanza va a stimolare quei potenziali genetici e sensazioni, emozioni che fanno parte dell’umanità intera, la scoperta anche delle similitudini in quanto tutti appartenenti al genere umano. Questa scoperta permette all’identità di ciascuno di fondersi in una unità, percepire quel senso di appartenenza tanto importante per ciascuno dove la propria identità è riflessa nello sguardo del compagno, dell’amico. In questo modo è possibile che la propria identità si esprima nel trovare soluzioni anziché scontri, nell’empatia, nel l’apertura verso il mondo e quindi verso l’umanità intera avendo nel contempo tutti gli strumenti per potersi difendere e difendere la propria integrità.

Le ultime scoperte nelle neuroscienze e nello specifico nella scoperta dei neuroni a specchio grazie all’equipe di Giacomo Rizzolatti, hanno dimostrato come la capacità di entrare in empatia con gli altri sia da un punto di vista motorio che emozionale è innato ed è un fattore biologico, ma la cultura e la società possono condizionare questo imprinting iniziale.

La biodanza quindi, andando a recuperare la parte più naturale dell’essere umano permette di ripristinare queste capacità che ci permettono di entrare in profonda relazione con gli altri.

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